sabato 23 maggio 2020

Il concetto di rischio e quello di pericolo: Come riacquisteremo il senso di sicurezza?



“E alla fine arriva Polly” è una commedia comica a cui mi è capitato di pensare in questi giorni. Nel film Reuben Feffer, interpretato da Ben Stiller, è un agente assicurativo abituato a calcolare e ponderare i rischi di ciascuna decisione che si innamora di Polly una ragazza decisamente fuori dai suoi schemi. In una scena celebre Reuben immette nel suo programma sul calcolo dei rischi, il Risk Master, tutti i dati di Polly e quelli della sua ex pronta a tornare con lui e chiede di fare un sondaggio per stabilire quale sia la relazione più sicura. Il programma valuta la relazione con la sua ex come quella più sicura, ma, dopo una serie di vicissitudini, Reuben, sceglierà la relazione più rischiosa.

Il film con la sua comicità mette in scena una questione che riguarda l’uomo e in particolare l’uomo moderno: come ci comportiamo quando prendiamo decisioni che riguardano l’assunzione dei rischi? È giusto ricorrere ad un approccio razionale? Potremmo vivere seguendo solo questo criterio?

La ricerca psicologica si è occupata a lungo dei processi decisionali e dell’assunzione dei rischi e, sebbene abbia considerato per lungo tempo modelli cognitivi che hanno preso in considerazione solo meccanismi razionali (costi, benefici, anticipazione di scenari..), si è successivamente reso evidente che l’uomo non è un decisore puramente razionale. Lo sforzo cognitivo per prendere una decisione è spesso troppo oneroso e la mente umana utilizza scorciatoie, strategie più economiche per elaborare i dati a disposizione. Questo fa sì che eserciti una forte influenza sulla percezione di rischio il modo in cui vengono comunicati i dati, lo stato d’animo in cui si trova la persona che li riceve, le esperienze personali che questi dati evocano, le immagini che esse attivano, le sensazioni viscerali che stimolano. Questa nostra altra modalità di funzionamento (fatta di corpo, immagini, ricordi più o meno consapevoli) è una grande parte di noi che dobbiamo tenere ben presente.

Rispetto alla situazione che stiamo vivendo possiamo dire di essere stati attivati in maniera significativa da dati epidemiologici, curve di contagio, statistiche e modelli matematici come mai prima d’ora. Ciò che maggiormente ha colpito la parte meno razionale di noi sono stati i numeri dei morti, le immagini di quanto è accaduto, le frasi dei virologi che titolavano gli articoli in circolazione. Tutto questo è stato ed è ancora un vero e proprio bombardamento da cui ciascuno si è difeso come ha potuto.
Semplificando di molto la questione si potrebbe dire che due strategie di difesa estreme e pericolose potrebbero essere queste:
  1.  Sentirsi sopraffatti da tutto ciò e avere un approccio negazionista: “E’ tutto passato, hanno anche un po’ esagerato, adesso basta”. Negare il pericolo e i rischi che da esso ne sorgono. Dare un bel colpo di spugna a ciò che è stato, non pensarci troppo e andare avanti come se nulla fosse.
  2. Sentirsi ugualmente sopraffatti e farsi bloccare dalla paura: “ Hanno detto che si possono fare alcune cose, ma io non mi fido. Meglio stare immobili, il pericolo è dappertutto, non siamo sicuri”. Questa paura, fisiologica per molti versi, non è pericolosa solo in quanto non permette di affrontare il pericolo e dunque anche la vita, ma anche perché va a ledere quel senso di fiducia importante e profondo che dovremmo continuare a coltivare, soprattutto in questo momento, verso l’altro, la comunità e le istituzioni.


Ma vediamo di comprendere meglio questo concetto di rischio e i modi per affrontarlo.
Sempre la ricerca psicosociale ci segnala un paradosso da tenere presente: sebbene lo scenario moderno sia uno scenario molto più controllato a livello di rischi (pensiamo ad esempio a quanti rischi si correvano nel passato soltanto andando a lavorare in certi contesti), la percezione delle persone sul rischio è che sia più pericoloso il mondo di oggi che quello di un tempo.

Abbiamo forse perso la nostra capacità di rischiare?

Di sicuro non è una novità che il mondo dei genitori, ad esempio, faccia molta più fatica a tollerare e gestire le proprie angosce circa il futuro e ciò che è fuori controllo rispetto alla vita dei propri figli.
Le adolescenze, ad esempio, sono sempre più vissute all’interno delle mura domestiche (e non solo in quarantena), in uno scenario in cui ciò che riesce (e solo a volte) a sfuggire al controllo è virtuale.

Di certo la mancanza di rischio equivale a mancanza di vita e questo non dobbiamo dimenticarlo.
Il progresso scientifico ci offre comunque delle possibilità innumerevoli rispetto al passato per correre rischi controllati.
La pandemia ci ha messo di fronte al fatto che nonostante tutto non siamo onnipotenti e non potremo mai controllare tutto e questo ci ha destabilizzati, ma ci ha anche restituito il senso del limite che non avremmo mai dovuto perdere.

E allora come possiamo affrontare la ripartenza? Come possiamo uscire dal nostro guscio e convivere con il virus?

La risposta è semplice: correndo rischi calcolati, o meglio CONSAPEVOLI.

La consapevolezza è una lente attraverso la quale scegliere anche le informazioni da ricercare. Spesso diventiamo bulimici di informazioni inutili che ci invadono e che aumentano la nostra ansia invece di placarla. Non dobbiamo cercare di diventare tutti virologi, epidemiologi, infettivologi.. Quello che ci serve è comprendere quali sono i comportamenti che possono aiutarci a correre meno rischi, ben consapevoli che il rischio non può essere totalmente evitato.

Ho trovato molto utili quelle risorse che hanno utilizzato canali analogici per trasferire informazioni importanti, ovvero le cosiddette infografiche o i video che sono stati in grado di mostrare visivamente quali possono essere le modalità di contagio. Le ho trovate utili per la loro capacità di creare immagini mentali in grado di influenzare i comportamenti più delle semplici parole.

Questo è ciò che possiamo fare a livello pratico e, facendolo, potremo pian piano fare nostri nuovi gesti e modalità dello stare in relazione che ci daranno la sicurezza necessaria per riprendere in mano le nostre vite, anche quelle relazionali.

Ecco alcune risorse che ho trovato utili:


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